Storia del Franchising

L’etimologia del termine “franchising” è da cercare nel termine medievale “franchise” (franchigia), che stava ad intendere la garanzia o il privilegio che i signorotti laici ed ecclesiastici, di poderi ed abbazie, concedevano a comunità preesistenti o di nuova costituzione, come i borghi “franchi”, appunto.

La franchigia comprendeva il diritto di costituire il comune, esigere tasse e gabelle dagli abitanti, assistere il Signore o il castellano nell’esercizio della giustizia e il diritto di rendere esenti i cittadini da servizi personali o da oneri sociali e lavorativi.

Si evince chiaramente come la franchigia era intesa come un rapporto di “do ut des” tra chi concedeva favori e servizi in cambio di forza lavoro e gabelle.

Per entrare nel merito di avvenimenti più vicini al nostro modo odierno di intendere il “franchising”, bisogna arrivare al secolo scorso, quando in Francia, presso le industrie tessili Roubaix, il titolare Jean Prouvoust incaricò un suo giovane dipendente di creare la prima catena su territorio nazionale di lanifici e magazzini Roubaix, sotto il nome di “Laines du Pingouin”.

Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, nel 1939, la rete franchising Pingouin contava circa 350 franchisee (affiliati). Oggi i retailer sono oltre 1.200.

 


Gli anni ’30 vedono il concetto di franchising prendere forma e diffondersi, grazie alla multinazionale General Motors, che per ovviare ad un problema di antitrust concepisce il primo contratto con valenza legale in tal senso, in modo da associare in maniera più liberale i concessionari e i rivenditori di automobili con la casa madre.

 

In Italia la nascita ufficiale del franchising italiano data il 18 Settembre 1970, anno in cui l’azienda Gamma d.i. inaugura a Fiorenzuola la prima rete di affiliati, che conta 55 punti vendita gestiti direttamente dai franchisee.

Il termine, come si evince, è in continua evoluzione semantica e concettuale; ad oggi franchising indica un accordo, a mezzo contratto, tra un imprenditore (il “franchisor”), che mette a disposizione il suo marchio, la sua immagine e la sua visibilità, ed un altro (il “franchisee”), che utilizza, nell’ambito della stipulazione, questi privilegi in cambio di una franchigia (denominata “royalty”).